E’ sfida tra la Pfizer/BioNTech e la Moderna per il vaccino anti Sars-CoV-2: risultati promettenti ma anche tanti interrogativi ancora aperti

Coronavirus, sfida tra la Pzifer e la Moderna

Non solo quelli della Pfizer, sviluppato in sinergia con la BioNTech, e della Moderna. Sono, infatti, ben 212 i vaccini anti-Covid in fase di studio: di questi 48 sono giunti alla sperimentazione ma solo 11 alla fase 3, l’ultima. Promettenti i risultati della sperimentazione clinica dei vaccini della Pfizer e della Moderna che sfruttano una tecnica basata sull’Rna messaggero. Secondo un documento della Società Italiana di Farmacologia, redatto da Giuseppe Nocentini, immunologo dell’Università di Perugia, Giorgio Racagni, Presidente della Società Italiana di Farmacologia, e Carlo Riccardi, Direttore Dipartimento di Medicina dell’Università di Perugia, pubblicato in anteprima dal “Corriere della Sera”, i suddetti vaccini possono essere suddivisi in 4 gruppi: 1) quelli che utilizzano particelle virali di Covid inattivate; 2) vaccini che sfruttano virus innocui modificati geneticamente; 3) vaccini che utilizzano direttamente la proteina “Spike” del Covid; 4) quelli che utilizzano Rna codificante per la proteina “Spike“. Quest’ultima è localizzata sull’involucro lipoproteico, contenente l’Rna, di cui è costituito il Covid ed è il “grimaldello” di cui si serve il virus per infettare le cellule bersaglio.

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Covid, è sfida Pfizer-Moderna per il vaccino. Il nodo della durata dell’immunizzazione

Indipendentemente dalla risposta immunitaria che può indurre un vaccino e che coinvolge differenti cellule, i linfociti B che producono gli anticorpi, i linfociti T e alcuni sottotipi di quest’ultimi come i CD4+ e i CD8+, la vera sfida è rappresentata dall‘incognita della durata dell’immunizzazione: i relativi studi sono troppo recenti per cui allo stato attuale non è dato sapere per quanto tempo gli anticorpi continuano a rimanere in circolo. Non meno importante, anzi di più, dell’efficacia è la sicurezza del vaccino dal momento che è risaputo che nessun vaccino è sicuro al 100% a causa delle differenze genetiche presenti all’interno della popolazione. Su questo fronte molti sono i dubbi visto che per i vaccini della Pfizer/BioNTech e della Moderna, i favoriti a tagliare il traguardo della relativa somministrazione, la protezione fa riferimento a soggetti appena vaccinati per cui non si sa quanto durerà. Inoltre, non si sa se i vaccinati successivamente infettatisi abbiano avuto un decorso della malattia meno grave di quelli non vaccinati, se il vaccino protegga ugualmente giovani e anziani e se i vaccinati possano diventare portatori sani o contribuiscano all’immunità di gregge. Insomma, tanti gli interrogativi ancora aperti.

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