Le basse temperature favoriscono la diffusione dell’influenza stagionale che presenta sintomi simili all’infezione da Covid. Ma vi sono anche differenze

Differenze e somiglianze tra l'influenza stagionale e l'infezione da Covid

Da qualche giorno la colonnina di mercurio è in picchiata e con l’arrivo del freddo, complice il fatto che con le basse temperature si è indotti a stare al chiuso, in luoghi affollati e quindi poco areati, dilagano i patogeni responsabili di raffreddori, sindromi parainfluenzali e influenza. Quest’anno, tuttavia, l’influenza stagionale co-circolerà con quella del COVID-19 e, siccome tutte e due sono originate da virus respiratori, manifestano uno spettro sintomatologico che in parte si sovrappone. Fra i sintomi in comune vi sono febbre, tosse, mal di gola, mal di testa: dunque, come fare a distinguere una patologia dall’altra? Naturalmente la diagnosi è competenza esclusiva del medico, nondimeno l’Organizzazione Mondiale della Sanità, i Centers for Disease Control and Prevention (CdC) statunitensi, diverse università e altri istituti di ricerca hanno pubblicato diversi articoli per spiegare nel dettaglio quali sono i “campanelli d’allarme” da tenere in considerazione.

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Le differenze e le somiglianze tra l’influenza stagionale e l’infezione da Covid

Oltre a un ventaglio di sintomi molto simile, a complicare il quadro diagnostico il fatto che spesso solo un tampone rino-faringeo può determinare se si è affetti da una o dall’altra patologia. Secondo i ricercatori della prestigiosa Università “Johns Hopkins”, entrambe le malattie possono causare febbre, tosse, dolori muscolari e possono sfociare nella polmonite. Entrambi i virus responsabili si diffondono attraverso il droplet, ovvero attraverso le goccioline che espelliamo quando respiriamo, parliamo, tossiamo e starnutiamo. In quanto causate da virus le due malattie non possono essere curate con antibiotici ma vengono trattate cercando di limitare i sintomi. Sia l’infezione da Covid-19 che l’influenza stagionale possono determinare l’insorgenza di serie complicazioni come insufficienza respiratoria, sindrome da distress respiratorio acuto (cioè liquido nei polmoni), sepsi, insufficienze multiorgano infiammazioni a cuore, cervello e ad altri apparati: fin qui i punti in comune. Tra le principali differenze si annoverano l’anosmia e la disgeusia. “La COVID-19 a volte può causare in una persona che ne è colpita la perdita improvvisa dell’olfatto (anosmia) o del gusto (ageusia) mentre l’influenza stagionale in genere non influisce sull’olfatto o sul gusto”, scrivono i ricercatori dell’Università “Johns Hopkins”. In relazione alla tosse, quella causata dal coronavirus solitamente è secca, stizzosa e persistente. Infine, non vanno sottovalutate le difficoltà respiratorie (il “fiato corto” o dispnea): esse possono manifestarsi sia con l’influenza che con l’infezione da Covid-19, tuttavia nella seconda evolvono più spesso in polmonite a causa della “migrazione” del patogeno nelle basse vie respiratorie. Tuttavia, è bene ribadire che gli unici abilitati a fare diagnosi sono i medici, pertanto le sunnominate indicazioni sono solo conoscitive anche se diffuse da autorità competenti.

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