Con il nuovo DPCM, in vigore da oggi, è stato disposto lo stop alle ore 18.00 per ristoranti e bar. L’ira dei professionisti della ristorazione

Stop alle 18 per bar e ristoranti

Da oggi sono in vigore le misure più stringenti, contenute nell’ultimo DPCM e valide fino al 24 novembre, varate per tentare di contenere l’escalation dei contagi. Nel dettaglio, stop per bar e ristoranti alle 18. Le attività dei servizi di ristorazione (tra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie e pasticcerie), si legge nel suindicato DPCM, ”sono consentite dalle 5 del mattino fino alle 18 del pomeriggio“. Nella versione definitiva del DPCM è stato espunto lo stop dalle 18 anche per la domenica. Il testo approvato, quindi, non contempla la chiusura domenicale, prevista invece dalla bozza del DPCM. Inoltre, “il consumo al tavolo è consentito per un massimo di quattro persone per tavolo salvo che siano tutti conviventi. Dopo le 18 ”è vietato il consumo di cibi e bevande nei luoghi pubblici e aperti al pubblico’‘. Resta consentita ”senza limiti di orario la ristorazione negli alberghi e in altre strutture ricettive limitatamente ai propri clienti  che siano ivi alloggiati”. ”Resta sempre consentita la ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto nonché, fino alle ore 24, la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze”.

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Nuovo DPCM, stop alle ore 18.00 per bar e ristoranti. L’ira degli esercenti

Le nuove restrizioni, come riferisce il portale leggo.it, hanno scatenato le proteste dei professionisti del food & beverage. Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia, ha commentato così il nuovo DPCM: “La chiusura alle 18 è una misura sproporzionata che mette sullo stesso piano chi rispetta le regole e chi non lo fa. Stiamo vanificando gli sforzi fatti in questi mesi dai ristoratori per rispettare tutti i protocolli, l’occupazione è a forte rischio”. Sulla stessa lunghezza d’onda lo chef stellato Max Mascia: “Ci penalizzano per negligenze altrui, il vero problema sono i trasporti e le scuole. Il pubblico non ha fatto nulla, noi privati ci siamo attrezzati spendendo per mettere le attività in sicurezza e rispettare i protocolli. La chiusura alle 18 ci condanna alla fine: noi viviamo soprattutto con le cene, chi vive con il pranzo è già a rischio, condannato dallo smartworking. Ci vuole un ristoro, se non mi fai lavorare, mi aiuti. Tutti i miei colleghi sono delusi, arrabbiati e amareggiati: dobbiamo alzare la voce, ma senza ricorrere alla violenza”. Le restrizioni del nuovo DPCM colpiscono anche 18 mila gelaterie, motivo per cui la Confartigianato ha lanciato l’allarme: “C’è forte preoccupazione, a rischio sono oltre 50 mila posti di lavoro. Servono misure di sostegno come contributi a fondo perduto, moratorie fiscali e contributive, sostegno della cassa integrazione per tutti i dipendenti almeno fino a fine anno”.

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