Si prospetta un Natale “domestico”: secondo il virologo Andrea Crisanti, infatti, “il lockdown a Natale è nell’ordine delle cose”

Crisanti: "Lockdown a Natale è nell'ordine delle cose"
Il virologo Andrea Crisanti

Se già state programmando, o solo immaginando, dove trascorrere il Natale, sappiate che sulle prossime festività natalizie aleggia lo spettro del lockdown: a darlo quasi per sicuro, nel corso del proprio intervento a “Studio 24”, su Rai News 24, il virologo padovano Andrea Crisanti per il quale, appunto, un lockdown nell’imminenza del Natale è “nell’ordine delle cose“. “Forse potrebbe resettare il sistema, abbassare la trasmissione e, alla ripresa, aumentare la capacità di tracciamento e tamponi sul territorio” ha precisato, aggiungendo: “Visti gli ultimi dati epidemiologici, ci aspettiamo nei prossimi giorni l’incremento di terapie intensive e decessi. Di conseguenza, “più che misure sul comportamento occorre bloccare il virus sul territorio: tra 15 giorni non vorrei trovarmi a discutere di 10-12mila casi al giorno“.

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Covid, Crisanti: “Il lockdown a Natale è nell’ordine delle cose”. Anaao: “Gli ospedali potrebbero reggere al massimo per 5 mesi”

Alla funesta previsione del virologo Andrea Crisanti si aggiunge l’allarme lanciato dal sindacato dei medici ospedalieri per un quadro epidemiologico a tinte sempre più fosche: “Con i numeri attuali del Covid gli ospedali potranno reggere al massimo per 5 mesi e al momento la situazione è gestibile, ma se dovessimo assistere a un aumento esponenziale dei casi, come sta accadendo in altri Paesi, allora il sistema ospedaliero avrebbe una tenuta di non oltre 2 mesi“. Così Carlo Palermo, segretario Anaao, il sindacato dei medici ospedalieri. Gli ha fatto eco Alessandro Vergallo, Presidente Aaroi-Emac (anestesisti e rianimatori ospedalieri): “Vediamo oggi la foto degli effetti di contagi di 2-3 settimane fa. Siamo di fronte a una curva esponenziale, è questo il rischio”. Intanto, sul fronte dei controlli sul rispetto delle misure anti-contagio, i Nas dei carabinieri hanno ispezionato 1.898 tra ristoranti, pub, trattorie, bar e birrerie: sono state contestate 351 violazioni, la percentuale più alta (43%) ha riguardato il mancato utilizzo delle mascherine. Il 13% è stato sanzionato per l’assenza d’informazioni alla clientela sulle cautele da adottare, il 9% per distanza insufficiente tra i tavoli e l’8% per la mancanza di prodotti igienizzanti all’ingresso.

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