Coronavirus e calcio: per Massimo Galli bisogna evitare al massimo tutti gli assembramenti anche quelli allo stadio

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Coronavirus e mondo del calcio: si ritorna ai ferri corti? Il campionato italiano oggi vede l’epilogo con le ultime 5 partite della stagione. In un calendario serrato e rigorosamente a porte chiuse, si chiude la principale competizione sportiva italiana.

Quella che fa registrare l’interesse maggiore da parte di tutti gli sportivi. Dodici partite giocate in un clima surreale, con la speranza che almeno per settembre i tifosi possano tornare a gremire gli spalti.

Si tratta di un argomento difficile, che nelle scorse ore è stato affrontato anche dal ministro allo Sport Spadafora. Che al momento ha ritenuto follia poter far ritornare i tifosi negli stadi. Per settembre si spera in ogni caso ad un miglioramento della situazione.

Anche se c’è da dire che se si guarda al di fuori dei nostri confini nazionali, anche europei, ci sono tanti paesi che fanno registrare numeri allarmanti.

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La parola quindi passa agli esperti. Ma nemmeno per il primario del Sacco di Milano ci sono le condizioni

Coronavirus: la disputa sull’argomento tifosi negli stati andrà di sicuro avanti nelle prossime settimane. Molto dipenderà dalle condizioni che riguarderanno il nostro paese a settembre. Adesso sembra quasi prematuro dover affrontare certe situazioni.

A dar manforte all’operato del governo e al pensiero di Spadafora ci pensa Massimo Galli. Il primario del reparto malattie infettive del Sacco di Milano è categorico: per evitare rischi si devono rendere al minimo gli assembramenti.

E per questo anche gli eventi pubblici all’aperto vanno regolamentati e se possibile limitati. Perché l’Italia non si può permettere una seconda ondata che sarebbe distruttiva non solo a livello sanitario. Ma anche a livello economico.

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Galli parla anche dell’aumento dei contagi. Che per lui non sono dovuti solo agli arrivi nel nostro paese, ma anche da tanti casi sommersi che ignoriamo. 

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