Coronavirus, la sensibilità di un calciatore professionista: i camion dei morti di Bergamo gli hanno ricordato la guerra

Coronavirus

Coronavirus e calcio. Con delle storie che possono arrivare anche da un mondo che spesso viene accusato di badare solo al business ed al profitto. Ma che invece può raccontare anche sensibilità e amore per la famiglia.

Perché molte volte dimentichiamo che quelli che pensiamo siano eroi invincibili sono delle persone  Umane. Con le loro paure e le insicurezze. L’emergenza che ha colpito in nostro paese è stata molto forte. Soprattutto in alcune città della Lombardia.

Che hanno pagato un prezzo molto alto in termini di contagi e vittime. Una di queste città è di sicuro Bergamo. La città dove gioca l’Atalanta. Che proprio in questa stagione sta collezionando record su record.

Una grande soddisfazione che però stona con il contesto della città. Che non riesce a dimenticare quello che è successo nei mesi scorsi.

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Ilicic vuole essere un buon padre per i suoi figli. Visto che il suo per colpa della guerra non lo ha mai conosciuto

Coronavirus: la storia è quella di Josip Ilicic. Attaccante sloveno, nato in Bosnia. Le vicissitudini della guerra dei Balcani lo ha segnato profondamente. Con la perdita del padre e di alcuni familiari che resta una macchia nella sua vita.

Le immagini dei camion dei morti nell’emergenza che ha colpito Bergamo lo ha segnato tanto. Al punto di non tornare a giocare, a parte una gara dopo il lockdown alla ripresa del campionato.

Ilicic ha avuto paura per i suoi figli. Con quelle immagini e la tragica situazione che ha vissuto che gli hanno portato alla mente la guerra. E così l’attaccante atalantino è tornato nel suo paese. Rinunciando a giocare le ultime partite di campionato.

E alla storica gara di Champions League tra la sua Atalanta ed il Psg.

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La storia di Josip Ilicic ha fatto il giro del mondo. Con tanti attestati di stima per un calciatore molto forte, ma anche estremamente sensibile su questi temi. 

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