Coronavirus: l’infettivologo del Sacco di Milano ha parlato dei rischi che ancora si corrono nel nostro paese

Coronavirus

Coronavirus: l’infettivologo del Sacco di Milano Massimo Galli, in un intervista a Il Giornale, ha analizzato la crisi nel nostro paese. Aprendo un po’ gli occhi a tutti su quella che pare sia una convinzione comune. L’aumento dei contagi non è dovuto solo ai casi importati. Ma non è così.

Il noto infettivologo è certo che una parte dei nuovi positivi nel post lockdown arriva da fuori dei nostri confini nazionali. Ma allo stesso tempo bisogna capire che ci sono tanti casi sommersi anche tra la popolazione italiana.

Con la quota degli asintomatici che diffondono liberamente il virus che resta sempre difficile da intercettare. Per questo motivo Galli parla di buonsenso. E anche di preoccupazione per quello che potrebbe ancora accadere nei prossimi mesi.

L’infettivologo parla di situazione che rimane sotto controllo. E afferma che bisogna convivere con questa emergenza. Chiudere i confini non porterebbe a nulla. C’è da essere preparati, perché rispetto alla prima ondata ci sono maggiori conoscenze e strumenti.

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Per Galli non ci si può rilassare in questa fase. Con i numeri che crescono di poco, ma bisogna essere pronti

Coronavirus: Massimo Galli analizza la situazione attuale. Che preoccupa con la crescita dei contagi. Anche se per il momento l’aumento dei pazienti nelle terapie intensive è molto lento. Ma per l’infettivologo del Sacco di Milano bisogna essere pronti.

Perché si può passare in poco tempo a 500 casi al giorno, con l’aumento anche delle criticità che dovranno essere gestite al meglio rispetto alla prima ondata. Ci sono conoscenze e strumenti per non tornare al punto di partenza afferma Galli.

Che predica prudenza, tanto che non trascorrerà il suo Ferragosto non troppo lontano da Milano. Ma in una località vicina, per essere pronto ad intervenire qualora le condizioni di allerta dovessero superare la soglia consentita.

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Galli

Ovviamente la speranza di Galli e di tutti gli italiani resta quella di un dietrofront del virus. Anche se i dati dagli altri paesi fa pensare al peggio.

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