Intervistato ai microfoni di El Pais, Peter Piot, virologo che contribuì a scoprire l’ebola, ha parlato della possibile evoluzione del Coronavirus

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(Getty Images)

Il virologo Peter Piot, direttore della London School of Hygiene and Tropical Medicine nel Regno Unito e consigliere speciale della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, è stato tra i contributori a scoprire l’ebola.

Ora l’uomo, uno tra i massimi virologi mondiali, impegnato nello studio dei nuovi virus è stato intervistato ai microfoni di El Pais sull’evoluzione del Coronavirus. “Ora so cos’è non solo per averlo studiato, ma anche per averlo conosciuto ‘dall’interno’ ammalandomi – ha rivelato, come riportato da ‘HuffingtonPost.it‘ –. Si tratta di una prospettiva molto diversa e utile, che mi ha dato molte motivazioni in più per combatterlo anche da scienziato“.

Piot invece sui numeri dei contagi che, a suo dire, sarebbero sottostimati. “Credo che siamo realisticamente vicini ai 20 milioni di contagi in tutto il mondo e che anche i morti siano molti più di quelli segnalati – ha sostenuto –. Quella del Coronavirus, come dell’Hiv, è un’epidemia silenziosa ma è anche molto di più, la più grande crisi sociale in tempo di pace“.

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Coronavirus, il virologo Piot: “Trovare un vaccino potrebbe fare la differenza”

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Quanto alla possibile seconda ondata, il virologo ha dichiarato. “Se pensiamo all’Europa, praticamente tutti i paesi sono riusciti a contenere la diffusione del virus – ha proseguito –. I paesi stanno tornando in pista e i governi stanno rivedendo alcune misure. Ma ora dobbiamo prepararci per la cosiddetta seconda ondata“.

Peter ha poi aggiunto. “Spero non sia uno tsunami, ma qualcosa di più simile ai focolai che già stiamo registrando nei mattatoi in Germania o in locali notturni in Corea – ha spiegato –. Nel Regno Unito continuiamo ad avere focolai in alcune case di cura. La verità è che siamo solo all’inizio di questa pandemia. Finché ci sono persone soggette a infezione, il virus sarà sempre un pericolo perché ha bisogno delle nostre cellule per riprodursi“.

L’esperto sul vaccino che potrebbe segnare la svolta nel contrasto all’epidemia. “Trovare un vaccino a breve termine farebbe la differenza. In molto dicono che sarà pronto già a ottobre, ma è più probabile che lo sia nel 2021 – ha previsto –. Di certo questo potrebbe davvero aiutare a tenere sotto controllo l’epidemia“.