Coronavirus: l’OMS lancia l’allarme su casi della sindrome infiammatoria multisistemica che colpisce i bambini

Coronavirus

Coronavirus e possibili collegamenti con la sindrome respiratoria multisistemica che colpisce i bambini. Una patologia che assomiglia alla malattia di Kawasaki avendo dei sintomi molto simili.

La recente morte del bambino di otto anni in Inghilterra per la stessa malattia ha portato l’Organizzazione Mondiale della Sanità a far scattare l’allarme ed attivare una serie di procedure per porre la criticità all’attenzione degli esperti.

La malattia colpisce i bambini da 0 a 9 anni, in casi gravi procurando anche la morte. Casi in Europa e Stati Uniti portano a pensare ad una situazione che potrebbe aggravarsi se non presa in tempi rapidi.

Da capire quali sono, e se ci sono, dei collegamenti diretti tra la sindrome e il Covid-19. I sospetti scattano anche perché la maggior parte dei bambini che risultano affetti da malattia hanno anche una sierologia positiva ai tamponi.

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I sintomi che fanno scattare l’allarme sono febbre alta per e giorni, congiuntivite e problemi gastrointestinali

Coronavirus e collegamenti con la sindrome respiratoria acuta, gli indizi portano a far aumentare i sospetti. Anche perché proprio il Covid-19 potrebbe rappresentare la scintilla che scatena l’infezione della patologia.

Anche i numeri portano in questa direzione in quanto ci sono molti bambini che sono risultati positivi al tampone da Covid-19 avendo contratto la sindrome. I segali più allarmanti ad oggi riscontrati sono la febbre per tre giorni.

Poi congiuntivite e varie infiammazioni orali, ma anche alle mani o ai piedi. Criticità anche maggiori possono essere le disfunzioni cardiache, ipotensione e problemi gastrointestinali. Tanti bambini sono stati a contatto con pazienti Covid-19.

Le similitudini tra la sindrome respiratoria multisistemica e la sindrome di Kawsaki sono molte. E il timore rimane quello della fase scatenante da attribuire al Covid-19.

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La sierologia positiva dei bambini porta a questa conclusione che adesso viene approfondita dall’OMS che mette in allerta anche medici e pediatri.

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