Coronavirus: l’Istituto Superiore di Sanità stila un report aggiornato con l’identikit delle vittime colpite dal virus

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Coronavirus: l’Istututo Superiore di Sanità ha fornito i dati dettagliati delle vittime della pandemia. Un report aggiornato al 14 maggio che ha preso come riferimento le 29.692 vittime registrate nell’emergenza in Italia.

Emergena che vede ancora oggi la Lombardia come regione con maggiori criticità. E un prezzo altissimo rispetto alle altre in termini di decessi e contagi. L’Iss ha in ogni caso fornito dei dati complessivi, su scala nazionale.

L’identikit del paziente deceduto per Covid-19 ha 80 anni e soffre di patologie pregresse. Da una a tre, e proprio queste patologie portano a complicazioni che poi non vengono superate. Il 39,8% dei decessi sono di sesso femminile.

L’età è maggiore per le donne che per l’uomo: l’età critica per la popolazione maschile è quella dei 79 anni. Per quella femminile gli 85 anni. Da questa prima analisi si può ben capire che la

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Solo l’1,1% delle vittime (332) avevano un età inferiore ai 50 anni. Il 5,8% non presentava alcun sintomo

Coronavirus: l’età media delle vittime è di 80 anni. Mano a mano che si scende con l’età si nota che la percentuale della mortalità scende sempre di più. Così come scendono anche le malattie pregresse. L’1,1% dei decessi, ossia 332 vittime, avevano meno di 50 anni.

Sono 74 i decessi al di sotto dei 40 anni (49 uomini e 25 donne). Le patologie nelle vittime sono almeno tre nel 59,8% dei casi. Tra le cause principali dei decessi c’è insufficienza respiratoria (96,8%) poi a seguire danno renale (22%) e gravi infezioni (12%). I danni cardiaci hanno avuto una percentuale del 10,6%.

I sintomi principali sono febbre e dispnea, meno frequenti diarrea ed altri sintomi lievi. Nella maggioranza dei casi i pazienti sono stati curati con terapia antibiotica. A seguire terapie antivirali. L’Iss ha fornito anche numeri che riguardano i tempi che portano al decesso.

In media si tratta di 11 giorni dalla comparsa dei sintomi gravi. E di sei giorni dal ricovero dei pazienti in ospedale.

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Un dato che conferma la forte aggressività della malattia che colpisce le persone anziane e le porta rapidamente al decesso nei casi più gravi.

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