Per quale motivo, secondo un’antica credenza popolare, “venerdì 17” sarebbe una funesta combinazione cronologica? Scopritelo leggendo qui sotto

"Venerdì 17": l'origine della sua sinistra fama
“Venerdì 17”: l’origine della sua sinistra fama

Non solo il denaro ed il potere ma a muovere il mondo è anche la superstizione: il fatturato di sedicenti maghi e fattucchieri che promettono di guarire grazie a pozioni magiche ed amuleti dall’influsso negativo del malocchio ed addirittura da gravissime patologie, contro cui perfino la scienza medica è costretta ad alzare bandiera bianca, è sempre in ascesa; il loro mercato di riferimento non attraversa mai fasi di crisi, anzi, pur in un mondo ipertecnologizzato, conquista sempre nuovi clienti. Ragion per cui è molto probabile che oggi, venerdì 17, molti si siano armati di cornetti, amuleti ed oggetti apotropaici di qualsiasi forma e foggia per affrontare una giornata cerchiata in rosso sul calendario della sfortuna. Un credenza popolare che negli anni ha alimentato l’immaginario collettivo anche sotto forma di film horror incentrati proprio sul mito del “venerdì 17” quale nefasta congiuntura durante la quale si scatenerebbero le forze del male. Ma qual è l’origine di tale superstizione? Per scoprirlo non vi resta che leggere qui sotto.

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Le origini latine del mito del “venerdì 17”

Innanzitutto, è bene precisare che i due termini che concorrono alla sinistra fama di tale combinazione cronologica hanno una diversa genesi: venerdì, in ricordo di quello Santo durante il quale Gesù Cristo esalò l’ultimo respiro sulla croce, da sempre è connotato in senso negativo mentre per il “17” bisogna andare più indietro nel tempo, all’epoca degli antichi romani per i quali questo numero era presagio di sventura e di morte. La spiegazione è presto data: “17” in cifre romane si traduce in “XVII”, anagrammandolo, però, viene fuori “VIXI“, cioè “ho vissuto”, “sono morto“. Di qui la sinistra fama che da sempre si accompagna a tale numero. Eppure, uscendo dai patri confini, il numero maledetto non è il “17” bensì il “13” al punto tale che nel Regno Unito quando ancora non era in vigore la liberalizzazione dei numeri delle magliette dei calciatori bensì la numerazione rigida dall’uno all’undici, in quella per i panchinari si passava direttamente dal “12” al “14” saltando, quindi, il “13”. Anche in questo caso vi è una motivazione: la maledizione del numero “13” è legata ad una data storica, il 13 ottobre 1307,  anche questa volta un venerdì, quando per volere del Re Filippo IV di Francia, desideroso di impossessarsi delle loro ingenti risorse finanziarie, fece arrestare e poi ardere vivi centinaia di Cavalieri Templari, compreso il loro Gran Maestro Jacques de Molay.

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