Indagato per riciclaggio l’Assessore lombardo Stefano Bruno Galli nell’ambito dell’inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica  di Genova per ritrovare i 49 milioni confiscati alla Lega

Indagato l'assessore lombardo Stefano Bruno Galli
Stefano Bruno Galli (Ansa)

La Guardia di Finanza ha effettuato numerose perquisizioni, a Milano, Lecco e Monza, nell’ambito delle indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Genova, sui 49 milioni di euro confiscati alla Lega in via definitiva dopo la sentenza della Suprema Corte di Cassazione, sei mesi fa, che nel contempo ha dichiarato prescritti i reati contestati all’ex segretario del Carroccio Umberto Bossi e l’ex tesoriere Belsito. Le verifiche hanno riguardato, in particolare, l’Associazione “Maroni Presidente” e gli uffici ed il domicilio dell’Assessore all’Autonomia ed alla Cultura della Regione Lombardia Stefano Bruno Galli che risulta indagato dalla Procura della Repubblica di Genova per riciclaggio proprio in quanto presidente della suddetta associazione. L’inchiesta genovese è un filone di quella sui rimborsi elettorali indebitamente percepiti dalla Lega, tra il 2008-2010, ai danni del Parlamento presentando bilanci e rendiconti falsificati.

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Fondi Lega, indagato l’Assessore Galli: i 49 milioni forse riciclati in Lussemburgo

Gli inquirenti genovesi, il cui obiettivo è il ritrovamento dei 49 milioni, avendone trovati solo 3 sui conti correnti della Lega, nel settembre 2018, quando tentarono di sequestrarli, con il Carroccio che ha rateizzato in 80 anni la restituzione dei rimanenti 46 milioni, ipotizzano che  i conti della Lega dal 2013 in poi siano stati prosciugati per metterli al riparo da possibili ingiunzioni di restituzione da parte della magistratura. I fondi poi, dopo essere stati parcheggiati presso società compiacenti, sarebbero stati in parte esportati verso il Lussemburgo  facendoli poi rientrare in Italia ai primi mesi del 2018 attraverso una rete di altre scatole vuote. Tale svolta nella caccia dei magistrati genovesi ai 49 milioni è arrivata a seguito delle dichiarazioni, secondo quanto riferisce l’edizione on line de “La Stampa”, dell’ex consigliere regionale lombardo della lista Maroni Marco Tizzoni secondo le quali “l’associazione fungeva quale soggetto occulto di intermediazione finanziaria in favore della Lega o di terzi“.

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