Clima che porta alla morte: l’Italia si trova al sesto posto al mondo nella speciale classifica della pericolosità dell’ultimo decennio

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Clima che può portare alla morte, con una pericolosità e violenza inaudita. Lo abbiamo visto troppo spesso e soprattutto in questo periodo di maltempo, con tante tragedie che hanno colpito tutto il territorio nazionale. Ma il clima a livello mondiale non è capace di uccidere solo nei periodi invernali. Sulla terra, a causa dei catastrofici cambiamenti climatici che stanno portando scompensi inauditi, ci sono posti dove si può morire anche di caldo e siccità. Gli estremi sono sempre pericolosi e difficili da gestire.

Le avversità climatiche non sono una spiacevole novità solo in Italia. Se da noi si può affermare con certezza che si sta riducendo sensibilmente il periodo delle cosiddette ‘mezze stagioni’, si può anche constatare che sono i mesi invernali quelli che aumentano i rischi di fenomeni atmosferici critici che potrebbero causare morti. Le estati, soprattutto le ultime hanno in certi casi fatto scattare l’allarme per il caldo, ma la situazione di maggiore pericolosità è sempre quella invernale. Con un paese spesso non attrezzato alle emergenze.

Nella classifica delle criticità l’Italia è al sesto posto. Primo con maglia nera il Giappone

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Nella classifica mondiale sulla pericolosità che fa riferimento agli ultimi dieci anni l’Italia è al sesto posto. Posizione che preoccupa considerato lo stato delle infrastrutture e dell’arretratezza di alcune regioni assolutamente non attrezzate alle emergenze. Al primo posto di questa particolare classifica, e quindi con maglia nera, il Giappone.

Seguono il Giappone nella classifica Filippine, Germania, Madagascar e India. Paesi che precedono l’Italia che non se la passa molto bene. Come appunto confermano i dati del decennio. I dati sono stati elaborati dal Climate Risk Index 2020 realizzato da Germanwatch. La classificazione è semplice: si contano le criticità che si verificano a causa di eventi climatici e si stila la classifica che, come detto, prede in considerazione l’arco temporale di dieci anni. Anche in questo caso l’Italia ha tante posizioni da scalare seppur verso il basso!

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