bambini corsivo
I bambini che scrivono in corsivo sono più estrosi. Peccato che stiano diminuendo

Con l’avvento degli smartphone – sembra incredibile ma è davvero così – nei giovani è in aumento la cosiddetta disgrafia. Ovvero il disturbo dell’espressione scritta. La cosa riguarda il 20% degli studenti italiani, i quali sono in 8 casi su 10 maschi. Della cosa ne parla un libro, ‘Il corsivo encefalogramma dell’anima’, edito da ‘La memoria del mondo’.

Viene posto l’accento su quello che è un problema da non sottovalutare. E su questo difetto cognitivo si esprimono psicologi e grafologi. La scrittura a mano, che ha contraddistinto l’umanità da millenni, sta per essere abbandonata. In particolare il corsivo viene messo da parte, soppiantato dalle moderne apparecchiature di comunicazione.

I bambini sono molto meno allenati alla scrittura a mano rispetto a cinquanta secoli fa. Di contro vengono abituati troppo presto ad armeggiare con telefonini e simili. E questo perché le moderne strumentazioni di comunicazione fungono purtroppo anche da ‘baby sitter’.

I bimbi di oggi sanno navigare in internet ma non sanno allacciarsi le scarpe da soli od andare in bicicletta. Colpa del giusto allenamento formativo e dell’invadenza delle tecnologie digitali. Occorre contrastare questa tendenza.

Un esperimento condotto negli Stati Uniti ha messo sotto analisi diversi gruppi di bambini sollecitati a scrivere in corsivo o in stampatello. I primi manifestavano un maggiore coinvolgimento cerebrale.

Ed in generale si è osservato che quelli che scrivono correttamente in corsivo mostrano anche una tendenza a pensare e produrre parole in maniera più rapida rispetto a quelli che usano una tastiera. Inoltre si mostrano più creativi.