In Italia ci sono oltre 300.000 cognomi. Ovviamente, è un calcolo approssimativo, ma vicino alla verità, poiché un calcolo preciso è impossibile, perché nel tempo alcuni si sono estinti e altri si sono formati. E poi ci sono anche le novità introdotte dall’immigrazione. In generale, però, quasi tutti sono di origine medievale e si sono affermati molto gradualmente. In questo elenco riportaimo quelli più diffusi nelle varie regioni:

L’evoluzione dei cognomi è stata impressionante. Nei primi secoli del Medioevo andava di moda il nome unico: avevano un solo nome i cristiani dei primi secoli, i germanici che si fermavano nella Penisola e altre popolazioni venute dal Nord. E dove vigeva un regime feudale il cognome non serviva perché i contadini erano servi della gleba nelle mani del loro signore e per distinguerli si usava il nome del loro padre. Quando, nell’anno Mille, avvennero più spostamenti tra le popolazioni, delle merci, più centri abitati, più compravendite, cambiarono le cose. I casi di omonimia, infatti, divennero un problema serio e quindi si adottarono i secondi nomi, quelli che per noi oggi sono i cognomi. Per sceglierli si partiva dalla paternità (di Stefano, de Simone…) dal luogo di provenienza (Furlàn, Ferraresi, Romano…), dall’attività praticata (Barbieri, Fabbri), oppure, in forma di soprannome, dall’aspetto fisico o dai tratti del carattere (Esposito, Mori, Russo…).

Occhio, però, ai cognomi… imbarazzanti. È il caso dei cognomi-parolaccia: in Italia, fino al 2015 ne sono stati contati 111, che si portano dietro circa 38.000 persone (lo 0,06% degli italiani, 6 su 10.000). La situazione si complica quando, a cognomi impegnativi, si abbinano nomi improbabili: Benvenuta Vacca, Immacolata Sottolano, Bocchino Fortunato, Tromba Alessia, Chiappa Rosa, Bigo Lino… Per chi non lo sapesse, però, cambiare cognome è possibile, presentando domanda al prefetto della provincia di residenza. Si può sostituire cambiando una sola lettera (Merdelli può diventare Verdelli), oppure sostituendolo con quello della madre. Una recente direttiva della Comunità Europea, infine, prevede anche la possibilità di assegnare al figlio il cognome della madre anziché quello del padre.