Il caso di Jahi McMath, ragazzina di 13 anni ancora in vita a distanza di dieci mesi dalla dichiarazione di morte cerebrale, riapre il dibattito sulla donazione degli organi. L’espianto avviene dopo la morte della persona solo se il sangue circola e il cuore ancora batte. In caso contrario gli organi non sono più utilizzabili.  La prima definizione di coma irreversibile fu elaborata nel 1968 da un comitato creato ad hoc dell’Harvard Medical School. I criteri di Harvard per l’accertamento della morte cerebrale sono poi diventate la base di tutte le legislazioni nazionali. La morte cerebrale indica che gli organi sono prelevabili, perché il paziente è rianimato solo grazie alle macchine. Jahi McMath però, nonostante sia stata dichiarata celebralmente morta, risponde alla voce della mamma, muove un piede o una mano. Grazie ai video condivisi su youtube dalla sua famiglia, si è scoperto questo incredibile caso che ora riapre la questione sulla morte celebrale. I genitori della ragazza hanno infatti portato avanti un procedimento legale per revocare la diagnosi di morte cerebrale. Se il verdetto sarà favorevole, la ragazza potrà tornare con la famiglia in California e avere assistenza pubblica. Nel New Jersey, a differenza della California, la legge permette ai familiari di rifiutare la dichiarazione di “morte cerebrale” sulla base di motivi religiosi, e permette ai pazienti cerebralmente morti di rimanere collegati ai ventilatori. Questi i video di Jahi che pongono il dubbio sulla dichiarazione di morte cerebrale: