Utilizzato in svariati modi, come condimento o come portata a sé, e dagli sportivi è preferito per il suo elevato contenuto proteico, il tonno in scatola è uno dei prodotti più venduti nei supermercati. Sembra un ottimo alimento anche da un punto di vista dietetico, invece ci sono almeno otto motivi per smettere di comprarlo e mangiarlo.

Il tonno in scatola può contenere livelli di mercurio troppo elevati. I pesci accumulano il mercurio all’interno del proprio corpo trasformandolo in metilmercurio, un derivato altamente pericoloso per l’uomo. Di norma sono i pesci più grandi, tra cui i tonni, ad accumularne maggiori quantità. Il mercurio risulta essere tossico per il sistema nervoso, per quello immunitario per la salute dei polmoni, dei reni e degli occhi. C’è un alto contenuto di sodio, utilizzato per conservare a lungo il tonno in scatola. Grandi quantità sono dannose per chi soffre di ipertensione e problemi cardiaci. Non bisogna scordare inoltre che un eccessivo consumo di sale aumenta il rischio di ictus. La pesca minaccia l’estinzione: alcune specie sono state decimate dalla pesca sempre più efferata e sregolata. Durante la pesca vengono uccisi i delfini: spesso accade che nel gettare reti atte a catturare i tonni si vadano a ferire i delfini che popolano le stesse acque.  Se non è di qualità c’è il rischio di ingerire parassiti tipici del tonno che vanno ad annidarsi nelle pareti dello stomaco. L’anisakidosi, malattia provocata proprio da una specie di parassiti, è tornata a diffondersi da quando la moda del pesce crudo (sushi) ha interessato molti paesi. All’interno ci potrebbe essere contaminanti pericolosi, quali diossine e policlorobifenil (PCB), sostanze cancerogene individuate anche nei tessuti adiposi dei tonni pescati. Se i mari e gli oceani riversano oggi in uno stato di salute molto precario è anche colpa della pesca intensiva sostenuta dalla richiesta commerciale. La pesca del tonno intrappola anche altri animali. Squali, tartarughe marine e innumerevoli altre specie di pesci vanno a finire nelle reti, da cui purtroppo quasi mai escono vivi.